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*** The Brugnols ***
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lunedì, settembre 21, 2009
All'inizio della guerra in Afghanistan, i talebani si comportavano come un esercito regolare, con battaglie campali e trincee. Dopo otto anni, l'approccio è cambiato: le truppe sono allo sbando e dalla guerra si è passati al terrorismo. Militarmente, un successo. Politicamente, un problema, poichè, ciò incide molto di più sulle fibre morali delle democrazie occidentali: ringranziando il cielo, siam diventati più civili e se le centinaia di migliaia dei morti sul Carso un secolo fa ci lasciavano indifferenti, oggi, e sottolineo giustamente, sei poveri parà ci fan piangere il cuore. Ora, il problema non è ritirarsi, ma vincere. E per far questo, dobbiamo battere il nemico in pazienza e ricordare che chi vince le guerre non è chi infligge più danni all'avversario, ma chi ne sopporta di più. E' utile quindi riflettere su come far questo: i problemi storici dell'esercito italiano sono stati alti ufficiali mediamente incapaci, politica che metteva bocca su questioni tattico strategiche, materiale. Attualmente, il primo problema è risolto, vuoi o non vuoi, i nostri ufficiali e generali han un livello professionale notevole. Benchè la storica carenza di fondi, il nostro armamento è dignitoso. La questione è sempre l'ingerenza della politica: se mandi dei soldati al fronte, devi metterle in condizione di combattere, altrimenti li rendi dei bersagli. E questo concetto non entra nella testa sia di Prodi, sia di Berlusconi. Il Centro Destra deve prendersi le sue responsabilità. Affiancare ai Lince i blindo Centauro ed i carri Ariete, per garantire sufficiente potenza di fuoco. Aggiungere ai mortai da 120 mm i semoventi da 155 mm che coprendo un raggio di 60 km, permette la massima protezione ai nostri convogli. Armare i Predator. Adottare i Falco. Montare le bombe sui Tornado. Allungare i turni operativi da sei mesi a dodici. Si spendono più soldi nei trasferimenti logistici delle truppe che nei i loro rifornimenti di armi, proiettili e carburanti. Ed i sei mesi è un periodo troppo breve per radicarsi nel territorio e creare un rapporto di fiducia con la popolazione. E recuperare il ruolo dei nostri servizi segreti, riorganizzandoli e mettendo una pezza ai danni combinati da Prodi che sacrifico cinicamente reti ed agenti alla demagogia dell'estrema sinistra per mantenersi aggrappato alla poltrona. giovedì, agosto 27, 2009
Con Khomeini, di fatto si era instaurata una situazione analoga al Socialismo di guerra di leninista memoria, causa del collasso economico persiano. Sia Mousavi, sia Ahmadinejad han deciso di andar oltre questa situazione, proponendo un ampio piano di privatizzazioni. La differenza è nei beneficiari, oltre che nei destinatari delle relativa pioggia di tangenti. Mousavi, erede della tradizione khomeinista, voleva rafforzare il declinante potere dei mullah rafforzando il vecchio legame con il bazar. Ahmadinejad, nel tentativo di realizzare un regime "totalitario", vuole utilizzare i proventi, oltre per rafforzare i suoi pretoriani, per accentuare il legame popolista che ha stabilito con le masse più povere dell'Iran, in una specie di peronismo in salsa islamica lunedì, agosto 24, 2009
Pechino ha inizialmente tentato di reagire a questa bloccando i crediti, ma dinanzi al crollo delle azioni si è resa conto che l'unico effetto era di distruggere il denaro pubblico precedentemente erogato e , entrando in panico, ha scelto di non scegliere, sperando nel vecchio che il Tempo possa curare ogni Male. Ahimè, purtroppo per ribattere con un altro proverbio, il medico pietoso fa la piaga puzzolente. Gli Stati hanno immesso nei mercati, per contrastare la crisi, infinita liquidità. Vi sono quindi due possibili scenari: 1) Il primo è quello della fiammata inflazionistica, gradita ai governi, riducendo così il valore del loro debito pubblico aggiuntivo, ma perniciosa per l'economia ed omicida nei confronti della Cina che si troverebbe i forzieri pieni di carta straccia, i buoni del tesoro americano 2) Il secondo è quello preferito dalle banche centrali, con la lotta all'inflazione ed una corsa all'innalzamento dei tassi di interesse che avrebbe come effetto prima il crollo di Shangai, poi quello di Wall Street e delle altre borse ed infine impatti sulla fine della crisi economica. Insomma, la Cina dove capita, capita male. Ed il viaggio di Obama, al di là di ogni retorica, dovrebbe inchiodare Pechino alle sue responsabilità ed imporre l'obbligo di trovare una soluzione ai danni da esso stesso combinati. In caso contrario, sarà un inutile gita di piacere
Con vari amici, la maggior parte accademicamente ben più titolati di me, ho sostenuto da anni la necessità di una svolta euroasiatica della geopolitica italiana. I motivi eran i seguenti: 1) La rottura di un sistema di relazioni atlantiche tra America ed Europa, sostituito dall'integrazione dell'economia USA con quella cinese che, a causa dei limiti intrinsechi del modello di sviluppo adottato da Pechino, era soggetta a profonde instabilità; 2) L'incapacità da parte della zona mediterranea, a causa anche delle politiche economiche adottate da Spagna, basate sulla finanziarizzazione, e della Francia, un'industrializzazione ottocentesca mantenuta in vita dal protezionismo e drenando risorse agli altri partner europei, di essere un motore autonomo di sviluppo; 3) Il collasso dell'UE, ridotta ad una versione elegante dell'Unione Monetaria Latina 4) L'integrabilità da parte delle economie italiane e tedesche, ricche di capitali e knowledge, con quella russa, principale loro fornitrice di materie prime Ora, incredibile a dirsi, con gli altri amici possiamo vantarci di essere stati dei profeti e che, con qualche ritardo, la classe politica ha raggiunto le nostre conclusioni venerdì, agosto 21, 2009
Da un punto di vista logico, il problema Guerra è di una semplicità assoluta: identificare i punti di forza del nemico e distruggerli, per indurlo alla resa. Il problema, come sempre accade, è passare dalla Teoria alla Pratica. Nell'Afghanistan i punti di forza di talebani sono riconducibile a tre: 1) L'appoggio dei clan pashtun; Il punto 1 implica una guerra di trincea nel dominio del Tempo, invece che dello Spazio. Vince non chi provoca più danni all'avversario, ma chi incassa meglio. Ed una soluzione militare non può prescindere dallo strumento diplomatico Il punto 2 è in corso d'opera; è necessario convincere con le cattive o con le buone l'ingombrante vicino a cambiare politica. Ed allo stato dell'arte qualche risultato si sta ottenendo Il punto 3 si risolve con le armi, distruggendo i campi d'oppio; e l'obiettivo delle offensive verso Helmand e Kandahar delle truppe della coalizione occidentale è proprio questo. Il che ha avuto un interessante effetto collaterale. I capi talebani, colpiti al portafoglio, han dato alle loro truppe l'ordine di combattere invece di disperdersi, mandandole al massacro giovedì, agosto 20, 2009
La crisi cinese, oltre al crollo del PIL reale, molto inferiore a quello propagandato, ed alle bolle speculative in borsa, ha due pesanti effetti collaterali. Nel sistema bancario e finanziario cinese i bilanci sono un optional, o meglio un gioco delle ombre. Pensiamo a Shangai. Il 60% delle aziende quotate sono statali e con le alchimie ed imbrogli contabili, queste venivano spacciate come redditizie, contribuendo ad innalzare artificialmente il valore delle loro azioni. Con la crisi ed il crollo borsistico, tutto il castello di carte sta crollando. Pechino è costretta a prendere atto della realtà, o provocando fallimenti a catena delle aziende statali, o mostrando i conti, quelli pubblici compresi, per quello che sono. La seconda conseguenze è che gli investitori occidentali che non hanno la sveglia al collo e l'orecchino al naso, stanno acquisendo consapevolezze del verminaio, cominciando la grande fuga degli investimenti mercoledì, agosto 19, 2009
Tutti i Keynesiani, sia di Destra, sia di Sinistra, han fatto gara nei mesi scorsi ha lodare la politica di interventismo cinese. Il crollo della borsa di Shangai dovrebbe invece aprir loro gli occhi. L'idea di Pechino era semplice: la sua economia è di fatto parassitaria dei consumi dell'Occidente, se questo smette di acquisire, entra in crisi (i dati reali sul PIL parlano infatti di una crescita del 2% rispetto a quello propagandato dell'8%) La scommessa era quindi creare dal nulla un mercanto interno, riversandovi tutta la liquidità possibile; ma a differenza di una ricetta neoclassica, basata sul taglio delle tasse e sulla liberalizzazione dei servizi, che non nego poteva fallire anche questa, dato il particolare contesto, la liquidità non è giunta nelle tasche dei cittadini, ma in quello delle istituzioni finanziarie. Da una parte, quindi, il cinese medio niente aveva e niente ha avuto, senza quindi poter spendere in consumi; dall'altra lo sgangherato sistema bancario cinese, non ha investito in infrastrutture, visti i tempi di break point troppo elevati, nè in industria, visto che giustamente non è la cosa più geniale del mondo produrre senza potenziali clienti. Di conseguenza tutta la liquidità, depurata delle tangenti, si è buttata in borsa e nel mercato immobiliare, ricreando in tempi ristretti il modello che ha portato in America alla crisi dei subprime. I Mandarini, resosi conto con ritardo di quanto stava accadendo, hanno introdotto una manovra restrittiva sul credito che ha generato panico. Di conseguenza, il risultato di tutto il giro del fumo, è stato di distruggere ricchezza, invece che generarla lunedì, luglio 27, 2009
Molti analisti, all'inizio degli anni Ottanta, avevano previsto il crollo dell'Unione Sovietica, per le contraddizioni della sua economia. Il grosso problema è che tutti ipotizzavano che questo avvenisse molto più in là di quanto veramente accaduto. Si sapeva che i dati per l'analisi erano gonfiati, ma non capiva quanto. Con il senno di poi, si scoprì che tutte le cifre che riempivano i modelli erano frutto della fantasia. Stessa cosa, è per la Cina. Tutti a lodare attualmente la crescita del suo PIL che tra l'altro pare esser causata dalla bolla immobiliare, con rischio a medio periodo una crisi di un collasso analogo a quello spagnolo, dimenticando però che spesso il diavolo fa le pentole e non i coperchi. In un periodo in cui il PIL cresce del 6,1%, vi è il crollo dei consumi energetici e dei trasporti su strada e su rotaia. Come questi due dati possano essere compatibili, in una economia da inizio Novecento come quella cinese, è un gran mistero lunedì, luglio 20, 2009
Rafsanjani si è reso conto, forse con ritardo, di due cose: 1) Che la mobilitazione popolare per tenere il potere nelle mani dei mullah ed evitare un'evoluzione totalitaria con coloriture religiose dell'Iran gli stava sfuggendo di mano 2) Che l'unico vantaggio di uno stato di guerriglia civile permanente in Iran lo avevano soltanto i nemici geopolitici della Persia. A tentato quindi, come un qualsiasi mercante del bazar, di cercare un compromesso, mostrando i muscoli, per poi lasciare aperta una porta. Soluzione che è fallita. Da una parte, la folla ormai è quasi fuori controllo per la sua fazione, estremizzandosi nelle sue richieste e per la prima volta utilizzando il nazionalismo contro il governo, accusato di essere schiavo della Russia. Dall'altra, Ahmadinejad ritiene di poter approfittare della situazione per perseguire con la forza i suoi fini di potere personale di conseguenza, usando i suoi squadristi, mostra il volto duro della repressione. Il che però non fa che aumentare l'instabilità della sua nazione mercoledì, luglio 01, 2009
1) La Russia, senza i flussi di cassa esteri, ha di fatto congelato la sua politica di potenza, rendendosi disponibile ad un compromesso con UE e USA, cosa che ha come effetto collaterale una maggior "centralità" nello scacchiere dell'Italia. Molte delle guerre mediatiche di questi giorni sono anche connesse alla paura delle "vecchie Potenze" europee della possibilità di un'alterazione degli equilibri al loro danno 2) Il diminuito ruolo del Venezuela in Sud America. Indipendente dai retroscena, il golpe in Honduras è la prima battuta d'arresto dell'espansionismo del fascista Chavez 3) Le difficoltà interne del regime iraniano che senza la ridistribuzione dei proventi petroliferi in alto ed in basso ha visto sia lo sfaldamento della classe dirigente, sia quello del blocco sociale di riferimento |
Chiacchiere svagate di un (ex)consulente perditempo |