mercoledì, novembre 11, 2009

Alla Triennale Bovisa, spazio espositivo dal bistrot pessimo, caro e con camerieri di straordinaria maleducazione, è stata inaugurata una mostra di Sandro Chia.
Settanta piccoli dipinti, prigionieri di cornici corrose.
Parlando all'inaugurazione, tra una critica all'Arte Concettuale, definita come tautologica, un tramezzino e la definzione del pittore come CNN dell'inesprimibile, il Maestro se ne è uscito con un
La storia è finita almeno come sistema ideologico che avrebbe dovuto spiegare il mondo. Invece il mondo non si è lasciato spiegare. E in questa grande ma anche paurosa libertà che ci viene lasciata, ogni lavoro dell'artista è imprevedibile e speciale
Tesi discutibile. Ogni Uomo cerca di interpretare il Divenire che lo circonda, costruendo la sua Storia.
Ciò che è crollato è un paradigma comune, a sua volta figlio delle risposte che il Barocco diede alla crisi del Rinascimento.
Il posto libero non sarà mai lasciato vuoto, ma occupato da qualcosa di nuovo, più o meno differente, proprio perchè l'Uomo è costruttore di significati, oltre che di eventi.
L'Arte, intuizione immediata di ciò che è nascosto oltre l'Apparenza, è uno dei pilastri della costruzione di un nuovo paradigma, abbracciando ciò che sfugge al recinto del Ragionamento
lunedì, novembre 09, 2009

MANIFESTO TRATTISTA
Nel “Tratto” noi esprimiamo il gesto più semplice, alla portata di tutti, primitivo, perciò antintellettuale.
La rozzezza e l’espressività esasperata indicano su quali punti si arrocca il nostro dialogo col mondo insonnolito dell’arte e con la società. Aborriamo qualsiasi forma di gerarchia ed è perciò difficile pensare a degli adepti seri e coscienziosi, ricercatori coerenti e raffinati.
Tale è il nostro linguaggio: arcaico, così, in modo semplice, crediamo di esaltare i colori. Nelle opere non ha alcun significato la competizione, la loro struttura compositiva si rivela estremamente popolare ed esaltante.
Il “Tratto” è il nostro rifiuto ad affiancarci al mondo della cultura ufficiale. È l’antidoto alla ubriacatura del pubblico comune, che è vittima della sottocultura alimentata dalla mancanza di informazione e dall’ostruzionismo culturale perpetrato dai burocrati dell’arte per accumulare potere, o soprattutto per la loro incapacità di riallacciare le teorie dell’arte al mondo del lavoro e alla vita sociale, facendo degli artisti, che a loro si assoggettano, degli antisociali nella vita, e del pubblico una massa di emarginati nell’arte.
Questa è l’evoluzione dialettica che domina tutta la storiografia dell’arte, che ricorda lo sviluppo degli eventi umani, dove le nuove teorie vengono approvate e legalizzate solo quando, svuotate del loro contenuto innovativo, restano soltanto forma, o entrano nel costume non più come novità, messaggio, spinta, ma come bisogno elementare insopprimibile. Con il “Tratto” semplice, immediato, “privo di cultura”, vogliamo cancellare “l’arte colta e sofisticata, il professionista geniale, il Maestro”, e con lui cancellare quell’aura magica e irreale di cui è circondato. Vogliamo che il Trattismo divenga l’arte di chi non ha mai compreso l’arte, divenga l’arte degli emarginati, dei vagabondi, degli alienati, e di tutti quelli ai quali è stato insegnato che non potevano dipingere perché non sapevano disegnare, perché non erano abbastanza acculturati da poter fare quello che un’élite scaltra professa ormai da un secolo.
Divenga l’arte di tutti questi. Vogliamo che chi ha rapinato il gusto lo restituisca alla gente, e soprattutto a quella porzione d’umanità emarginata, più fantasiosa e feconda, che ha dato in passato uomini della mole di Caravaggio, Vermeer, Van Gogh, Gauguin, Modigliani, Pollock, che i critici loro contemporanei hanno ritenuto opportuno ignorare. Vogliamo che l’arte, lo spettacolo, la satira, la commedia, il costume, coincidano in un unico lacerante grido di rivolta, nel quale la miseria affondi le proprie radici e trovi la propria espressività in un rituale primitivo e inconscio, che sconfina nella magia. Nasce così l’amore per ciò che è primitivo, pagano, nomade. Nasce così la nostra solidarietà per i gruppi umani, per le società primitive, di cui la moderna tecnologia ha sancito la degradazione e l’estinzione. Prima di noi sono stati Trattisti: gli Indiani d’America, i popoli Africani, gli aborigeni Australiani, i popoli della Protostoria Andina.
Marco Fioramanti

L'arte è pace e profezia. Dopo la morte c'è rinascita
Mimmo Rotella
Non vi mai incarnazione più esatta di tale aforisma dell'installazione che fece Marco Fioramanti nel 1983.
Quell'anno si trasferì a Berlino, realizzando una delle più famose opere trattiste.
Un Maggiolino, collocato davanti al Muro, entrambi trattati pittoricamente nello stesso modo, quasi un ariete pronto non a distruggere, ma a trasfigurare la materia in danza di colori
Gridando che l'Arte è Pace, perchè sublima e nobilita gli istinti profondi dell'animo umano, esorcizzandoli nella Forma
Che l'Arte è Profezia, perchè più di qualsiasi analisi razionali, identifica le correnti profonde della Storia ed incidendo a fondo nei pensieri e nei sentimenti dell'Uomo, diviene artefice delle Idee e dei loro mutamenti
domenica, novembre 08, 2009

Ieri sera, in un vernissage, chiacchierando sulla pittura in Italia dagli anni Sessanta in poi, ho notato con altri artisti, l'alternanza tra momenti "freddi", in cui domina il concettuale, e momenti "caldi", in cui trionfa il primato del colore e della rappresentazione.
Negli anni Settanta, dominava il concettuale, con il trionfo dell'Arte Povera. Negli anni Ottanta, nella Milano da Bere, vi fu un forte rilancio della pittura pura.
Gli anni Novanta, ritornò predominante l'Arte fredda ed intellettuale. In questi giorni, il riflusso.
Prova ne è quanto è accaduto nel premio Cairo. Non voglio entrare nelle polemiche o accodarmi al carro di chi vorrebbe bruciare il concettuale in pubblica piazza.
Semplicemente ritengo che il Concettuale, per aver senso, deve dichiarare idee forti, capaci di marchiare mente ed anima. Senza di queste, ripetendo concetti banali, diviene chiacchiericcio, inosservato ai più.
Non può esistere il Concettuale senza un pensiero forte che lo sostenga. E finchè non rinasce nella Società, questa Arte rischia di ridursi a gioco e decorazione.
L'altro indizio è quanto sta accadendo nelle mostre, proposte dalle gallerie emergenti come ad esempio New Ars Italica.
Il ritorno alla Pittura, nelle sue declinazioni, anche più innovative, utilizzando il mouse invece che il pennello, non è occasione di riprendere una banale figurazione, ma di oltre questa.
La Tecnica, la rappresentazione, non sono fini, ma strumenti per cui l'artista riflette su di sè e sulla sua posizione del mondo.
Riprende il suo ruolo centrale di Esploratore dell'Essere, piuttosto che quello di megafono di triti slogan
mercoledì, novembre 04, 2009

Presentazione della prossima mostra che sto organizzando, Turing Test
Dalla sua nascita, The New Ars Italica ha sempre avuto l’ambizione di essere qualcosa in più di una semplice galleria d’arte: una factory creativa e di incubatricedi idee, capace di dar voce alle idee forti
ed eretiche della cultura italiana.
Voci differenti, contrastanti, ma accomunate dallo sforzo eroico di andar oltre la crisi del Postmoderno. La politica culturale di The New Ars Italica è porre gli artisti dinanzi a temi culturali forti, dando possibilità di riflettere e portare avanti senza condizionamenti la loro ricerca.
In questo continuum si pone la mostra Turing Test, realizzata in collaborazione con la società Your Voice.
Collaborazione fondata sul fatto che entrambe le aziende, nel loro ambito specifico, sono focalizzate sulla ricerca, sul coraggio e sull’innovazione, cose purtropporare in un’Italia sempre più apatica e ripiegata in se stessa.
Turing Test è specchio immediato di tale collaborazione, essendo una mostra basata sul concetto che Scienza ed Arte, pur avendo in comune il soggetto e l’oggetto della propria ricerca, sono riflessioni
dell’Essere su se stesso, son di fatto mutuamente irriducibili l’una all’altra come linguaggio e paradigmi.
Questa alterità non genera mutismo, perchè vi è una cosa che le accomuna: l’Io, permette la loro contaminazione negli ambiti della Teknè, gli strumenti che l’Uomo utilizza per dar forma e senso al mondo, sia la Prassi, l’azione.
Proprio questo è l’ambito della Mostra: il confronto tra ricerche estetiche, tra le più disparate, e la tecnica, i prototipi di Robot generati dall’Industria e dalla Ricerca, generando metafore ed assonanze.
Perchè il Robot, l’Intelligenza Artificiali, non sono che immagini che noi costruiamo dell’Altro, specchi delle nostre paure e sogni
Si ringrazia per l'immagine l'artista Dorian Rex
lunedì, novembre 02, 2009

Come ogni mostra di rottura, per la Danza di De Broglie non sono mancate polemiche. La maggior parte han riguardato le opere di Prizzon.
Nel dialogo sulla mostra che ebbi, l'intervistatrice espresse il suo poco apprezzamento per la sua ricerca fotografica. Critiche che fecero riflettere Prizzon su alcuni aspetti della sua arte e lo portarono a rispondere in maniera elegante e pacata.
Riporto di seguito le sue parole
Scrivevo nel mio stato di ieri notte: "Qualcuno sembra aver detto di me che congelo tutto in silenzio di morte. Mi pare sia Roger Rabbit: Possibile?"
Naturalmente sapevo benissimo che non si trattava di Roger Rabbit e neppure di Donald Duck come qualcuno suggeriva.
Si trattava in realtà di Ragged Robin, che non ho il piacere di conoscere personalmente ma solo tramite Alessio Brugnoli, che conosco bene e che la bellissima Ragged Robin ha intervistato a proposito della mostra "La Danza di De Broglie" nella quale sono esposte quattro mie foto: è proprio riferendosi a queste che l'affascinante intervistatrice ha scritto: "Prizzon congela tutto in un silenzio di morte".
A scanso di equivoci dico subito che non sono in alcun modo offeso: chi pensa che il suo lavoro debba piacere a tutti finirà per non piacere a nessuno. Quindi meglio che ci sia anche chi non mi apprezza, perchè viviamo in un mondo fatto di dualità e senza chi non apprezza non ci potrebbe essere neppure chi apprezza.
A dimostrazione di ciò, ho chiesto l'amicizia a Ragged Robin e spero che me la dia anche per poterci confrontare direttamente (e con serena passione) su temi che mi stanno particolarmente a cuore, come ad esempio la ricerca espressiva in fotografia.
Detto questo desider fare qualche precisazione giusto per dire come la penso.
Secondo Ragged Robin congelo. Non posso dire che non sia vero. Cosa è infatti il congelamento? E' il passaggio da uno stato fluido (liquido) a uno stato solido.
E' proprio quello che fa la fotografia: attraverso l'occhio del fotografo (il suo "punto di vista" quindi) e lo strumento tecnico ed espressivo che utilizza (la fotocamera) "solidifica" per così dire un frammento del fluido scorrere della vita trasfigurandolo e creando così una nuova realtà, anche fisica. Che è proprio la fotografia, la quale trova (per me) la sua espressione definitiva solo nel manufatto: la stampa quindi.
Grazie quindi a a Ragged Robin per avermi cdato lo spunto per proporre a tutti questa precisazione / riflessione.
Sempre secondo Ragged Robin "Prizzon congela tutto in silenzio, ecc". A questo proposito, in tempi non sospetti (cioè ben oltre un anno) fa avevo pubblicato due post nel mio blog (che sto colpevolmente trascurando da mesi): uno era intitolato proprio "Silenzio!" (per leggere: http://blog.massimoprizzon.it/2008/07/20/silenzio); l'altro ancora più specificamente recitava "La fotografia e il silenzio" (per leggere: http://blog.massimoprizzon.it/2008/06/11/la-fotografia-e-il-silenzio).
Per non annoiare troppo rimando quindi a quei due brevi scritti chi ha voglia di sapere perchè a mio modo di vedere la relazione tra fotografai e silenzio è strettissima e necessaria. E come la mia fototografia sia in effetti una fotografia che cerca il silenzio.
Devo quindi un secondo grazie a Ragged Robin: senza il suo stimolo, forse non sarei ritornato su questo tema al quale tengo invece moltissimo.
Infine la morte. O meglio il silenzio di morte. Su questo punto mi sento di essere un po' più critico (amabilmente e senza astio) nei confronti di Ragged Robin che afferma anche che nella mia fotografia ci sarebbe "il rifiuto della carnalità che storicamente ha sempre rappresentato una pulsione verso la morte".
Soggettivamente posso dire che nel mio lavoro non sento alcun rifiuto della carnalità: semplicemente le foto esposte alla "Danza di De Broglie" rappresentano uno dei miei filoni di ricerca sul nudo, che in questo caso sì, è reso astratto ma a mio avviso non privo di carnalità.
Ma su questo si può certamente discutere e accetto senza difficoltà l'opinione di Ragged Robin. E' piuttosto quando lei parla di pulsione verso la morte che siamo assai distanti.
In realtà la morte è un evento della vita come la nascita: la morte è vita. E' solo chi teme questo passaggio che ne vede il lato apparentemente osceno, cioè quello del disfacimento del corpo fisico.
Che altro non è se non una sublime dimostrazione della perfezione e della bellezza della vita: il nostro corpo ritorna ad appartenere alla terra, vorrei dire alla Madre Terra, per consentire alla vita di continuare il suo ciclo. Quindi noi eravamo e continuiamo a essere - anche nella nostra natura fisica - sia prima della nsotra nascita che dopo la nostra morte fisica.
Che legame c'è, mi domando fra questo straordinario evento e il silenzio, se non un legame di straordinaria forza espressiva e vitale?
Carissima Ragged Robin, sarei contento di poterne parlare con te, magari insieme ad Alessio: spero di trovare presto un messaggio che mi dice che hai accettato la mia amicizia. La discussione su Rotella e sulle mie foto delle superfici murali la lascerei ad altra occasione per non annoiare nessuno (tanto meno me stesso).
Purtroppo, il dialogo pacato non avvenne... Ma questa è narrato nella prossima puntata...
domenica, novembre 01, 2009
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L'intervista che concessi durante la mostra Danza di De Broglie ad una giornalista milanese, con cui come si potrà capire, in passato fui legato
Perchè ?
Ti ho incontrata ? Per vanità, sai che mi piace mettermi in mostra. Oppure perchè considero la mostra più importante di ogni rancore. O forse perchè...
No, dicevo della mostra
La voglia di mettermi alla prova, di vedere se nella vita ero capace di far qualcosa di diverso dal mio solito. Tutto qui Danza di De Broglie, certo non ti manca mai l'originalitàLo spiegato troppe volte, dai comunicati stampa alla presentazione in galleria... Magari con i miei difetti. Sai che sono stato definito,
con un sorriso dado Knorr, per il voler dir troppo in poche parole. Essere esageratamente laconico e concentrato
Sei semplicemente timido e odi parlare in pubblico. E sospetto che non vedevi l'ora che il tuo intervento finisse.
Probabile
Una cosa che mi ha sempre ha sempre colpito, da quando ti conosco, è quanto ti affascina la dualità. A volte in te vivono due persone differenti, antitetiche, eppure che si completano a vicenda.
Trovando una sintesi superiore, più che un compromesso. Mi ha sempre affascinato Nicola Cusano, con la sua coincidentia oppositorum. Forse hai ragione, la mostra come è concepita non è che uno specchio di ciò che sono.Ma in generale, non vale lo stesso per ogni gesto delle nostre vite ?
Come è nata l'idea ?
Per caso. Un'amicizia comune, Paola ha messo in contatto me e Kristina, la gallerista. Parlando han provato a buttar giù un progetto assieme.
Con ottimi risultati
Grazie. Il parto è stato lungo e travagliato. All'inizio doveva essere una delle tante celebrazioni del Centenario del Futurismo. Già caduto nel dimenticatoio.Un prolungamento di Ferrara
Poi qualcuno ti ha scomunicato
Non diamogli più spazio di quello che merita. Guarda, con il senno di poi, la rottura è stata una fortuna. Per quieto vivere, avrei dovuto assecondarlo.
Non dico che mi avrebbe costretto ad esporre del ciarpame, però avrebbe ristretto di molto l'ambito della ricerca, non comprendendo come la bellezza sia connessa alla varietà.
Invece così sono stato libero. Ho dato spazio ad una polifonia di voci e ho costruito un evento basato non su un'occasione transitoria, ma su una riflessione filosofica, su cosa è veramente Reale e cosa è
Virtuale.
Essere ed Esistere, declinato in chiave contemporanea
Già
Altro dramma quello dello sponsor
Dramma per modo di dire, perchè alla fine, l'evento è riuscito lo stesso. Peggio per quella talpa del capo della comunicazione che si è perso una bella occasione per farsi pubblicità
Se fossi Kristina, raccoglierei tutto il materiale relativo alla mostra, spedendoglielo accompagnato con una lettera con sopra scritto a lettere cubitale idiota
La diplomazia è sempre il tuo forte
Chi nasce tondo non può morir quadro. Sai che sono vendicativo
Un piatto da gustar freddo
Antico proverbio Klingon. Però su parliamo degli artisti, sono loro in finale i veri protagonisti, mica io
Prizzon. Perchè ? E' monotono
Sul monotono io ci andrei piano. Non penso tu conosca tutta la sua opera per sparare giudizi. Hai visto solo due suoi filoni di ricerca.
Detto questo, nell'arte esistono due grandi categorie: ricci e volpi
Citi Archiloco
Sì, il verso
la volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande
che diede anche titolo ad saggio di Isaiah Berlin. Le volpi esplorano ogni aspetto del reale
Come la Liuzzi
Assolutamente, mentre il riccio si concentra in profondità su pochi temi scendendone dell'abisso
E che c'è di profondo nel congelare quello che ha fatto meglio Rotella ?
Il discorso è totalmente diverso. Rotella esplora il divenire, il tempo che scava la forma e la distrugge
Prizzon congela tutto in silenzio di morte
No, identifica archetipi platonici, in un'armonia apollinea
Ed i suoi nudi
Di fatto partono sublimano qualsiasi pulsioni erotica, trasformando l'immagine in gioco intellettuale
E questo mi spaventa, il rifiuto della carnalità che storicamente ha sempre rappresentato una pulsione verso la morte. Mentre Fioramanti
Marco meriterebbe un monumento, per l'aiuto che mi ha dato in questi mesi
Indubbio, ma ho trovato le sue opere troppo cerebrali
E' una delle dualità in cui si articolava la mostra. Artisti che parlano alla mente, pensa anche alla Paiolo, altri all'anima, come per esempio la Sassanelli. Poi ti dirò, a me David e Marco mi ha commosso
Perchè ne conoscevamo le radici. Un osservatore normale, purtroppo, non ne avrebbe riconosciuto immediatamente la poesia.
E allora ? Larvato prodeo...
Vedi la Salvatori. Fa dei dei quadri colti e filosofici, eppure di gran impatto
Amori liquidi. Più lo vedo, più lo trovo un poema sulla difficoltà di amare. Di sfuggire alle proprie paure ed al proprio passato, di esser se stessi, per donarsi all'altro.
Vorremmo esser Psyche, anima e farfalla, trascinati nella danza da Eros, invece... Troppe catene ci legano
Bello è anche il Tempo ed Oltre, però, ho trovato il titolo troppo esplicito, avrei preferito qualcosa di molto più allusivo.Però, nelle sue figure trovo un che di michelangiolesco, come nell'installazione di Fresu
Che grande soddisfazione avere Ignazio. Lo conobbi tramite Roberto Malfatti, il vero papà del blog arte e artisti, io non sono che il gestore temporaneo, che mi ha insegnato tanto dal punto di vista della sensibilità artistica.
Dici bene, nel definirlo michelangiolesco. La sua scultura è il riproporsi del tentativo umano di dar senso alla materia.
Me lo immaginavo sempre affannato nel suo laboratorio, come Efesto nella sua fucina
Le opere piccole della Mastrangelo mi son veramente piaciute, però...
Svelata e Respiro son poesie, quasi d'Ungaretti.
Sono gridi malinconici di dolore, di scarne parole. Conigliaro invece, non so, non riesce a ferirmi. Mi scorre addosso, come acqua su un sasso.. Cosa che non fa la Liuzzi
Le sue son foto paradossali e stranianti,nel senso migliore del termine. Rappresentano il mondo che vediamo accanto a noi, con i suoi paradossi e con quei colori innaturali, quei lampi di luce, le grandi nubi, permettono di gettar uno sguardo su ciò che è oltre
Come viaggiare nelle vie dei canti degli aborigeni australiani. La Terra conserva l'impronta degli eroi del Tempo del sogno , che l'hanno modellata camminando e hanno generato tutte le cose
Mi sono innamorata anche del suo allestimento. Essenziale, semplice che richiama la sua vita quotidiana, quasi uno schiaffo agli artisti troppo pretenziosi
Prezioso è il suo dialogo con i colori di Perich
Anton è stato anche lui uno dei punti di forza della mostra. Di fatto con l'esperienza della Paint Machine sintetizza tutto il dibattito di cosa può essere l'arte ai tempi della riproducibilità
Ma quale senso ha senza fatica, impegno, tecnica
Altro polo dialettico della mostra. Confronta Kristina di Perich con Insomnia di Daniela Montanari
Matita colorata su tavola, impressionante.
Però l'opera di Daniela è un altro punto focale di riflessione della mostra, l'esplorazione del reale che genera il suo oppostoL'iperrealismo incide nella carne epigrammi sul peso di vivere
Ciò che fa anche la Sassanelli, c'è il Dittico che è impressionante
A me ricorda molto Bacon, ad altri Frida, ma indipendentemente dai paragoni, Antonella, come la Montanari e la Mastrangelo è una dei pochi artisti che esplorano il senso del tragico, in una società, come
la nostra che si illude di vivere in un'eterna adolescenza, timorosa di sentimenti forti, capaci di rompere il suo guscio di plastica
Altrettanto dotto della Salvatori mi pare Max Papeschi.
Sì, Max è, in senso positivo, un pittore colto che padroneggia parecchi secoli di iconorafia dell'Arte Occidentale e come bisturi per incidere le nostre contraddizioni
Si può a volte non essere d'accordo con le sue provocazioni, ma queste non sono mai gratuite. Max è uno degli ultimi, inquieti maestri del sospetto che gridano nel nostro deserto conformista
Lo stesso ruolo che tiene Kurtz
Il suo riferimento culturale però non è la Pop Art, come Papeschi, ma il Futurismo
Cambiano le forme, ma il filo rosso, l'energia contestaria contro il sistema rimane la stessa.
E pensa a Schifano...
Però peccato per il piccolo formato C'è un legame tra l'installazione di D'Angelo e quelle di Fresu ?
Sempre la dualità
Perchè ridi ?
Sembro quel cattivo di Batman, Due Facce. Comincerò a giochicchiare con un penny sfregiato
Ti vedrei più come l'Enigmista
Facendo il serio, se Ignazio rende virtuale il reale, donando alla pietra una proprietà che non gli appartiene, la leggerezza, Pietro fa esattamente il contrario, rende reale un insieme di pixel, il Supermario
E lo fa con notevole perizia ed ironia, esplorando i nostri sogni
Tarantino ? Son veramente belli i suoi quadri informali
Ho lo strana sensazione guardandoli, di trovarmi dinanzi ad uno specchio. I colori vivi, sporcati dal bitume. E l'energie, le ambizioni di un tempo che lentamente muoiono.
La tentazione di lasciarsi andare. Ma la testardaggine di tirare avanti. Come diceva un antico rabbino,Siamo condannati a non finire tutte le cose, ma non possiamo lasciarle a metà
L'unica soluzione è la leggerezza. Dar la giusta importanza ad ogni cosa, ma sapersene liberare, con il sorriso con le labbra
Splendida è la Gianetti
La sua foto è di ambigua eleganza, reintepretando con ironia il ritratto barocco
Un'opera aperta che gioca ironicamente con la molteplicità dei significati
Poi c'è Dorian Rex. La sua composizione fa male, scava dentro
Perché, mi son sovente domandato
scegli sì spesso a oggetto di pittura
la morte, la caducità, la tomba?
E' perché, per vivere in eterno
bisogna spesso abbandonarsi alla morte.
Così diceva Friedrich. Lo stesso vale per le figure eroiche di Dorian
Ma con un senso diverso rispetto a Prizzon. Non fame di nulla, ma attesa dell'ultimo viaggio
Non son convinto del paragone, ma hai detto giusto Dorian crea da forma contemporanea alle eroine di Euripide
L'arte come rompere la rete del Fato che ci avvolge nel mondo

Dinanzi ad una crisi, si può reagire in due modi: o con il piagnisteo, oppure cercando nuove idee e soluzioni.
Milano purtroppo non riesce a perseguire la seconda strada, persa in deserto di pensiero ed azione.
Penso alla sua difficoltà a ridefinirsi come spazio urbano. L'utilizzo passatista delle Archistar non è una soluzione, ma un sintomo del male.
Perchè queste, omologando, indifferenti al contesto, rappresentano la misura dell'insicurezza: rendersi come gli altri, invece che affermare la propria identità.
Confondersi nella massa, invece che cercare una specifica via verso il futuro.
O la questione Expo, con l'incapacità meneghina di proporre simboli forti ed immaginifici. E che meschina figura si fa con le capanne di frasche ed ecocompatibili nei confronti di una Roma che ha l'ambizione di realizzare l'arco di Libera.
O in piccolo quanto sta accadendo per le celebrazioni della caduta del Muro di Berlino.
A Roma, sorgerà a piazza a Piazza Marconi the Awakening, la colossale installazione di Seward Johnson.
O la replica dell'installazione che fece Marco Fioramanti dinanzi al Muro
Invece Milano continua ad affogare nel suo torpore
martedì, settembre 15, 2009

1980. Lo scrittore di fantascienza Bruce Bethke ha appena terminato un racconto. Non sa come intitolarlo. Guarda le riviste e gli appunti sparsi sulla sua scrivania ed all'improvviso, l'occhio gli cade su due parole: cibernetica e punk.
Ci rimurgina un poco. Cibernetica e Punk. Cibernetica e Punk. Cibernetica e Punk. L'illuminazione. Un amplesso tra sillabe. Cyberpunk
Così nacque il meme, ultimo esempio del potere mistico ed evocativo della parola. Una mitologia che da forma al nostro Contemporaneo. Firewall. Black Ice. Burning. Avatar
Ogni giorno, per strada o su Facebook, incrociamo i loro simulacri. La nostra vita par suddividersi su due piani, il Concreto e la Matrice. Eppure....
Strano, paradossale, a prima vista difficile a credersi, eppure la realtà virtuale ci accompagna dai tempi in cui i nostri antenati attendevano all'alba il passare dei mammuth.
E qualcuno li ritraeva, sulle rupi, galleggiando in uno spazio indefinito, con impasti di terre rosse e gialle, grasso animale e sangue.
L'Arte, sfida alla notte insensata del mondo, non è forse la creazione di una realtà virtuale ? O meglio un'esplorazione nell'ossimoro in essa contenuto.
Il dilemma eterno tra Rappresentazione, esplorare il Reale nelle sue infinite apparenze e Creazione, andare oltre, scoprire ciò che si nasconde oltre la forma.
Tra la via di Parmenide, estraendo la Percezione dal Divenire e la via di Eraclito, centrata sul mutamento, il flusso eterno del vivere e morire.
E riflettere su questa dualità, questa apparente contrapposizione, è il compito che si deve porre l'Arte Contemporanea, se vuole smettere di balbettare.
Contraddizione apparente, perchè, come nella meccanica quantistica, un'onda può esser una particella e viceversa, così l'Arte nei modi nel Tempo può nascondersi l'unità nell'Eterna e nella quiete apollinea l'ebbrezza dionisiaca.
La mostra Danza di De Broglie che si terrà dal 2 ottobre presso la galleria milanese New Ars Italica, Via De Amicis 28, ha l'ambizione di fare il punto su tale riflessione, contaminando culture ed esperienze, in una sintesi dinamica e cangiante.
Pittori, musicisti, fotografi, scultori, performer. Linguaggi, stili, mezzi espressivi differenti si confrontano, recuperando le esperienze visionarie del cabaret Voltaire e della Factory di Warhol
Esporranno: Odilia Liuzzi, Daniela Mastrangelo, Daniela Montanari, Marcello Placci, Marco Fioramanti, Anton Perich, Pietro D'Angelo, Maria Petrilli, Ignazio Fresu, Irene Salvatori, Maurizio Ganzaroli, Paolo Cabrini, Lorenzo Paci, Dorian Rex, Antonella Sassanelli, Massimo Prizzon, Max Papeschi, Laura Gianetti, Guido Zuffetti, Carla Paiolo, Nicolas Tarantino

Hopper è un falso realista. La sua è una pittura molto complessa, frutto di una sintesi di più immagini e situazioni, colte in tempi e luoghi diversi e assemblate come delle inquadrature cinematografiche.
Appassionato di cinema, come un regista Hopper decide la collocazione delle figure, dove piazzare la macchina da presa, e come illuminare la scena, oltre a disporre quegli oggetti rivelatori fondamentali per capire, almeno in parte, i quadri.
Le sue composizioni sono sceneggiature dipinte, storie raccontate in un fotogramma in cui Hopper blocca i personaggi appena prima, o subito dopo, qualche evento importante, o forse no.
Non stupisce dunque che le sue opere, caratterizzate da atmosfera e taglio cinematografici, abbiano influenzato generazioni di registi. Da Hitchock che rivelò essersi ispirato ad House by railroad, un capolavoro del 1925, per il motel Bates di Psyco, a Wim Wenders e Jim Jarmush, dai fratello Cohen al Ridley Scott di Blade runner, fino al Sam Mendes di era mio padre.
Anche Dario Argento, nel suo film Profondo Rosso ricreò la scena dipinta nel 1942 in Nighthawks
Renato Diez
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Chiacchiere svagate di un (ex)consulente perditempo
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