
Ieri il Libano è stata diffusa l'intervista a Darwish, uno dei comandanti militari di Hezbollah, che ha avuto l'onestà di parlare della guerra al di là della propaganda dei vertici religiosi.
Ha ammesso che i mercenari iraniani non si aspettavano la reazione israeliana, che erano convinto che il debosciato nemico sionista si sarebbe arreso al primo lancio di razzi sulla popolazione civile, che le scelte iniziali delle guerra, imposte da Nasrallah, difendere ogni palmo di terreno, hanno favorito i nemici.
Ha parlato del tradimento di Amal, il partito sciita del presidente del parlamento Nabih Berri, che secondo lui ha fornito le informazioni sui centri di comando tra Shrifa e El Qhabdourie, permettendo a Israele l'eliminazione mirata dei principali comandanti militari Hezbollah. Lui stesso si è salvato per miracolo.
E ha descritto le condizioni degli ultimi giorni, in cui i mercenari erano privi di armi, cibo ed acqua, con i reparti che facevano gara ad arrendersi prima. Avevano evacuato El Qhabdourie, per prepararsi alla battaglia suicida. Erano rimasti poco meno di un migliaio di uomini, il che significa come Israele abbia messo fuori combattimento l'80% di Hezbollah
Un altro giorno, ha detto Darwish e ci avrebbero sterminato tutti, dando ragione a chi protesta contro Olmert per non essere stato così determinato. L'accettazione della risoluzione ONU, che definisce resa, è stato un boccone amaro, ma necessario per sopravvivere.
E' l'ultima battuta è quella più pesante. Con l'aiuto di Francia ed Italia ci riarmeremo, ci riorganizzeremo e riprenderemo a breve la lotta, il che somiglia molto alla guerra continua di Badoglio.
Questa battuta fa scopa con le voci che girano a Beirut, in cui si dice che D'Alema abbia promesso la tolleranza italiana sul traffico d'armi proveniente dalla Siria. In cambio Hezbollah non avrebbe eseguito attentati contro le truppe italiane.
Ora, benchè abbia scarsissima stima del nostro ministro degli Esteri, mi rifiuto di credere che possa essere così levantino. Però queste voci mostrano come sia interpretata da una delle parti in causa la sua pasticciona equivicinanza, termine utilizzato per la prima volta da Mussolini, per giustificare il fatto che armasse contemporaneamente ebrei e palestinesi negli anni Trenta, poichè in diplomazia non contano soltanto i fatti, ma anche le percezioni.
Hezbollah ci percepisce come alleati ed amici. Significa che qualsiasi azione che sarà necessaria, contro di loro, ci trasformerà in traditori, con i relativi problemi.
Però la diplomazia italiana qualche successo lo sta ottenendo e lo dico senza ironia, riuscendo a disinnescare gli intrighi di Chirac. Fortunamente nessun doppio comando, la questione della poltrona al Palazzo di Vetro è soltanto una sinecura ad un nostro generale e tentare di impedire la riduzione del contingente a seimila uomini, che avrebbe eliminato qualsiasi capacità di dissuasione nei confronti di Hezbollah.
Rimane il buco nero della Siria, che qualcuno alla Farnesina dovrà affrontare, prima o poi.