*** The Brugnols ***

domenica, gennaio 04, 2009

Mentre qui ancora si incensa la romanzeria politica, si coniano etichette come "new italian epic", si scalano le classifiche con l'amore o con la camorra o con la cronaca giallistica, resta evidente ciò che resta, alla lunga, sono le opere, quelle che saranno oggetto di studio a venire, quelle innovative, dense e complesse come Horcynus Orca.

Sono alcune delle parole che Massimiliano Parente dedica a D'Arrigo, uno dei geni della narrativa del Novecento. Dopo di lui, il diluvio.

Perchè è nata una generazione di romanzierucoli falliti, incapaci di proporre una visione ed un'interpretazione globale del Mondo.

Il motivo è semplice. Lo scrittore, per farlo, non deve limitarsi ad esser cronista, a limitarsi a prender atto del cangiante e dell'apparente, ma deve trasformare il particolare in universale.

Deve esser Tragico, riflettere sulla sfida del Nulla e sul tentativo, spesso fallito di dar senso a ciò che circonda. Come Ulisse, deve esser colui che molto ricerca.

Che molto sa, perchè il narrar storie non può nascere dall'ignoranza, non intesa soltanto come mancanza di nozioni, ma di esperienza di vita.

Fabbro di parole, ricercando un nuovo linguaggio, con nuove regole e significati, come fecero Marinetti, Gadda, D'Arrigo.

Il coraggio, non dico futurista, perchè dovrebbe essere comune ad ogni artista di osare e di slanciarsi verso il Nuovo ed il Non detto ancora, rifiutando il trito ed in banale.

Invece, vi è una generazione di scrittori vili, prigioniera dell’Incubo Vita-in-Morte, che congela il sangue dell’uomo, per dirla alla Coleridge, convinti che apatia, superficialità e fuga dal mondo siano virtù.

Si fan chiamare epici, ma non son che cadaveri marcescenti

postato da alessiobrugnoli alle 21:05 | link | commenti (4)
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