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*** The Brugnols ***
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sabato, maggio 17, 2008 Michele Zaza. La fotografia non è ricerca antropologica, ma lento scavo stratigrafico delle radici umane. Il trovar un diamante tra infinito carbone
Attraverso di me molte lunghe voci mute, Whitman
Il 18 giugno si apre la XV edizione della Quadriennale di Roma. Evento tra i principali per quanto riguarda l’arte contemporanea capitolina, la Quadriennale ha una storia che inizia nel 1931. Unico evento in programma per tutta l’estate presso il Palazzo delle Esposizioni, la mostra presenta oltre cento artisti, espressione dell’arte italiana di oggi. Un «fermo immagine», come lo chiama Gino Agnese, che della Quadriennale è presidente, che intende sottoporre all’attenzione del pubblico quelli che sono a oggi gli artisti tra i più interessanti. Una commissione di cinque esperti è scesa in campo per fare una selezione tra quei giovani che hanno debuttato nel mondo dell’arte negli ultimi quattro lustri. Il Palazzo delle Esposizioni torna così ad essere la naturale cornice della Quadriennale. Tra i tanti giovani, ricordiamo il bravo artista romano d’adozione Valentino Diego, o anche Mauro Di Silvestre, così come anche altri artisti di valore, come Flavio Favelli (in mostra a Roma proprio la prossima settimana), o ancora Luana Perilli. Artisti con età molto diverse tra loro, e che con queste diversità generazionali raccontano, ognuno a proprio modo, il vissuto e l'humus di momenti di vita diversi ma complementari. La mostra si presenta come un bouquet nel quale ogni tipo di arte viene rappresentata; dalla pittura, alla scultura, al video, alle installazioni, al disegno. Meno presente, dal punto di vista del numero di artisti che la praticano, è la fotografia, che però trova espressioni in figure dalla personalità già molto affermata. Diversamente dall'ultima edizione, in questa ci è si è voluti concentrare sulle nuove leve. Straordinario sarà poi l’evento collaterale, un omaggio a Luciano Fabro, morto lo scorso luglio. Per l’occasione viene presentata la scultura Autunno, collocata nella sala Rotonda del Palazzo, quasi a voler accogliere i visitatori. Gli orari d’apertura si allineano a quelli dei musei europei (dalla domenica al giovedì fino alle 21, nel fine settimana fino alle 23.30). Vedovotto Certo, se la Regione Lazio, invece di ignorare la manifestazione, aprisse i cordoni della borsa...
Condivido pienamente le proposte di Carandini all'assessore Croppi. La creazione di una banca dati centralizzata per la catalogazione dei beni archeologici di Roma e soprattutto di un museo che descriva le origini e lo sviluppo della città. Uno spazio espositivo che utilizzi fortemente le nuove tecnologie e che, pur centrato sul Museo della Civiltà romana, abbia un struttura distribuita, rilanciando siti poco conosciuti, come il Mausoleo di Sant'Elena o Gabii Dieci milioni di italiani a reddito zero non sono altro che l’ennesima conferma della totale inaffidabilità della base imponibile sulla quale vengono pagate le tasse, con pochi che pagano molto per molti che non pagano nulla. È una sfida che il nuovo governo deve per forza vincere: combattere l’evasione ed arrivare ad una lista contribuenti più «vera» senza cadere nell’eccesso oppressivo e iniquo che ha viziato il governo Prodi, reo di aver alzato le tasse anche a chi già le pagava. Come fare quindi a rendere meno astratto l’insieme delle dichiarazioni dei redditi? La ricetta infallibile non c’è: ci sono se mai dei provvedimenti che possono ridurre la differenza fra il cerchio che si desidera e l’attuale quadrato. L’attuale legislazione tuttavia sanziona solo il reato in sé, con differenziazioni di pena esclusivamente e blandamente legate al valore assoluto dell’imposta evasa, cioè poco cambia nel castigo previsto per chi sbaglia un po' rispetto a chi trascura del tutto di pagare le tasse. La conseguenza è che appare diffuso un atteggiamento del tipo: evadere per evadere, tanto vale farlo alla grande. Di qui la proliferazione del «reddito zero». Sarebbe auspicabile invece una forte differenziazione della pena in base al principio della percentuale dell’imposta evasa: a che scopo impegnare per anni un tribunale per disquisire su minime differenze tra redditi dichiarati ed accertati lasciando impunito l’evasore totale? Un criterio di progressività consentirebbe di comminare a cuor leggero pene assolutamente esemplari per coloro i quali evadono, ad esempio, più del 50% delle imposte dovute, senza limitarsi al valore assoluto delle stesse, riducendo man mano la severità con l’avvicinarsi delle soglie che potrebbero spiegarsi con errori materiali o veniali distrazioni. Le differenze minime dovrebbero poi essere sanzionate solo con multa ragionevole, secondo il principio che un divieto di sosta non è comparabile con la guida contromano in autostrada. Di certo poi l’aspetto penale, per risultare efficace come deterrente, deve essere rappresentato da una giustizia dai tempi rapidi e certi, altrimenti si ritorna alle inutili grida manzoniane. Una riflessione poi dovrebbe essere fatta in merito a tutti quei benefici che «automaticamente» vengono garantiti a chi dichiara reddito zero: aiuti, incentivi, bonus, priorità nelle graduatorie per asili. Non è un argomento semplice, ma considerare la possibilità di sostituire gli automatismi con un’inversione dell’onere della prova di «effettiva povertà» non dovrebbe essere un tabù. Tutto ciò deve però essere portato avanti in parallelo con una riduzione del carico fiscale, perché tutti sappiamo che molti redditi, se dovessero pagare con la massima fedeltà ogni balzello, probabilmente cambierebbero Paese. L’Italia deve risultare attraente per le ricchezze, non l’opposto. Come si vede si tratta di un esercizio che richiede perfetta esecuzione su più fronti: legislativo, giudiziario, fiscale, che non deve trascurare un’impostazione federalista dell’accertamento e riscossione, facendo sì che gli enti locali siano «tangibilmente» interessati anche al contrasto all’evasione e non solo alla spesa. Non è semplice ma bisogna provarci. Su queste basi si potrebbe stringere un patto di lealtà Stato-contribuenti, una specie di nuovo inizio, essenziale per arrivare all’obiettivo di un fisco percepito come minimamente equo dai cittadini. Claudio Borghi
L'ennesima testimonianza della corruzione intellettuale e morale della Sinistra Italiana la stiamo avendo questi giorni, con la superficialità con cui affronta la questione dell'ordine pubblico. Negando il principio di realtà, si autoassolve da tutte le sue colpe, dicendo che il clima di rabbia e di odio che sta invadendo il nostro paese nei confronti degli stranieri è figlia della vittoria del PdL. Al contrario, proprio questo disagio è una delle cause della vittoria di Berlusconi: disagio figlio di problemi concreti che vive nei loft e va in spiaggia a Capalbio bellamente ignora. Il suo buonismo apririostico, il rifiuto del controllo del territorio, il giustificare contro ogni evidente senso del ridicolo la delinquenza. Il razzismo dilagante è il frutto amaro di queste idee demenziali. E la risposta di Maroni, con tentativo di reimporre l'Autorità dello Stato, è forse troppo tardivo
Può essere descritto come uno di quegli oratori che prima di alzarsi in piedi non sanno quello che diranno, mentre stanno parlando non sanno quello che stanno dicendo e quando si sono riseduti non sanno quello che hanno detto Churchill venerdì, maggio 16, 2008
Quandò abbagliò per la prima volta il cielo di Roma nel 1481 per festeggiar Sisto IV, nessuno avrebbe immaginato che sarebbe diventata uno dei simboli di Roma. Era la Girandola, poi detta di Michelangelo, quando il fiorentino decise di metter mano allo spettacolo di fuochi d'artificio, passione di Giulio II. Ed ebbe così successo da esser replicata ogni anno in occasione della Pasqua, il 28 giugno ed ovviamente nell'Incoronazione del nuovo Papa, sino al 1834. Il 24 Maggio, in occasione dei 500 anni della Sistina, verrà riproposta, grazie all'impegno e alle ricerche di Passeri e Priori. 10 minuti di luci e colori fioriranno nella notte
Chiunque sarà l'assessore alla Cultura della giunta Alemanno, dovrà metter mano al Vittoriano. Non per lo spazio espositivo, la recente ristrutturazione ha reso più dignitoso, evitando la brutta abitudine di accatastare opere come vestiti da MAS, ma proprio per la politica culturale. Non più presunte mostre evento, trappole per gonzi che dietro un gran nome raccolgono imbarazzanti croste, ma la ricerca dell'innovativo e del poco noto Quandò abbagliò per la prima volta il cielo di Roma nel 1481, nessuno avrebbe immaginato che sarebbe diventata uno dei simboli di Roma.
La nuova arte avrebbe dovuto avvampare di colore, perchè il colore è il segno della presenza del divino. Il colore puro avrebbe avuto la radiosa e innocente intensità dell'arte infantile e sarebbe stato steso a eccitate, brevi striature, macchie e spire con arte e contemporaneamente senza, con spontaneità, il tipo di pennellate che immaginiamo di poter vibrare in noi stessi. La percezione intensificata dell'artista sarebbe stata tradotta per lo spettatore, rendendogli possibile condividere quell'universo di intensità del sentimento e dello sguardo Schama |
Chiacchiere svagate di un consulente perditempo |